Cinemazero, Kasia Smutniak porta a Pordenone il documentario "Mustang"

Sabato 14 novembre la regista sarà in sala dopo la proiezione delle 21. Il film, premiato a Roma, arriva anche nel capoluogo del Friuli occidentale.

04 novembre 2026 14:19
Cinemazero, Kasia Smutniak porta a Pordenone il documentario "Mustang" -
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Pordenone entra nel percorso di presentazione di Mustang, il documentario firmato da Kasia Smutniak e già accolto con un importante riconoscimento alla Festa del Cinema di Roma. L’appuntamento nel capoluogo è fissato per sabato 14 novembre a Cinemazero, dove la regista incontrerà il pubblico al termine dello spettacolo delle 21.

Per il pubblico pordenonese sarà quindi un’occasione doppia: vedere il film in sala e ascoltare dal vivo il racconto di un progetto che intreccia esperienza personale, memoria familiare e impegno concreto verso una comunità lontana. Nella stessa giornata Smutniak sarà presente anche a Udine, al Visionario, dopo la proiezione delle 19.

La tappa pordenonese del tour in Friuli Venezia Giulia

L’arrivo del film a Pordenone segue il riconoscimento ottenuto alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, dove Mustang ha ricevuto il Premio del Pubblico Terna. La presenza della regista a Cinemazero aggiunge peso a una serata che si annuncia di particolare interesse per gli spettatori del territorio e per chi segue da vicino il cinema d’autore.

Nel calendario regionale, la data del 14 novembre mette così Pordenone accanto a Udine come una delle due città scelte per accompagnare dal vivo la proiezione del documentario. Un passaggio significativo per una sala che da anni ospita cinema, incontri e momenti di confronto con autori e autrici.

Un film che parte da un viaggio e arriva a una promessa mantenuta

Al centro del documentario c’è una storia che inizia nel 2003, quando Kasia Smutniak e Pietro Taricone, da poco conosciuti, partono con uno zaino e una piccola videocamera verso il Mustang, area himalayana del Nepal al confine con il Tibet. Quel luogo remoto, allora privo perfino di una strada, diventa per loro un punto di riferimento profondo.

Proprio lì nasce una promessa: tornare un giorno e contribuire a difendere quella cultura. La vita, però, cambia il corso delle cose e quel ritorno insieme non sarà possibile. Anni dopo, attraverso le immagini del primo viaggio e quelle realizzate successivamente con la figlia Sophie, prende forma un nuovo cammino.

Da quel materiale emerge anche l’incontro con Kunzom, figura decisiva nel racconto. È attraverso questa relazione che la promessa trova una forma concreta: la costruzione di una scuola, pensata per permettere ai bambini della zona di continuare a studiare senza essere costretti a lasciare le famiglie.

La voce di Sophie accompagna il film e tiene insieme oltre vent’anni di passaggi, assenze, ritorni e trasformazioni. Il documentario si muove così tra vicenda intima e dimensione collettiva, seguendo il filo di ciò che resta mentre tutto cambia, in quel movimento continuo che nel Mustang viene chiamato Samsara.

Locandina: Kasia Smutniak presenta Mustang a Udine e Pordenone sabato 14 novembre
Locandina: Kasia Smutniak presenta Mustang a Udine e Pordenone sabato 14 novembre

Le parole della regista e il senso del progetto

Presentando il film, Smutniak ha raccontato il momento in cui è nato il lavoro, spiegando di averlo realizzato in una fase personale complessa. «Non ho preparato nulla, ogni volta che provavo a pensare a qualcosa da dire mi mettevo a piangere», ha detto, collegando il film a una ricerca di senso e di speranza.

La regista ha anche sottolineato il valore del cinema come spazio capace di trasmettere emozioni e offrire appigli nei periodi più difficili. Secondo quanto spiegato, la scelta di raccontare questa storia non nasce dall’idea di mettere al centro se stessa, ma dalla volontà di condividere un’esperienza che contenesse una possibilità di futuro.

Accanto al racconto, c’è anche un impegno preciso: i proventi del film saranno destinati alla stessa comunità coinvolta nel progetto. Una decisione che lega direttamente la visione in sala, compresa quella di Pordenone, a un sostegno concreto. Il senso finale, nelle parole dell’autrice, sta tutto in un’idea di trasformazione: nulla si conclude davvero, ma cambia forma.

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