Pordenone 2027, dagli archivi di Cinemazero sei residenze per creare nuove opere

Bando aperto fino al 6 settembre 2026: tre posti per artisti del Friuli Venezia Giulia e tre per candidati dal resto del Paese.

12 agosto 2026 14:19
Pordenone 2027, dagli archivi di Cinemazero sei residenze per creare nuove opere -
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In vista del percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, Cinemazero mette al centro uno dei patrimoni culturali più significativi della città e lo affida allo sguardo di sei artisti. È aperta infatti una selezione per residenze creative che avranno come punto di partenza i materiali conservati negli archivi pordenonesi.

La proposta si chiama “La fabbrica dei sogni” e punta a far nascere lavori nuovi a partire da film, fotografie, documenti sonori e memorie raccolte nel tempo. L’idea è quella di trasformare l’archivio in uno spazio vivo, non solo di conservazione ma anche di produzione culturale contemporanea.

Un’occasione legata al programma di Pordenone 2027

I progetti che verranno scelti potranno trovare spazio nel cartellone pubblico collegato a Pordenone 2027. Per la città si tratta di un passaggio coerente con il lavoro già avviato sul fronte culturale: valorizzare i propri fondi archivistici e, insieme, aprirli a linguaggi nuovi e a letture capaci di parlare al presente.

Il percorso è pensato per artisti singoli o collettivi interessati a confrontarsi con il cinema, la fotografia, il suono e le pratiche ibride. L’iniziativa si rivolge infatti a filmmaker, musicisti, performer, fotografi, sound artist, studiosi e autori visivi che lavorano anche in ambito interdisciplinare.

Sei posti, con una quota riservata al Friuli Venezia Giulia

I posti disponibili sono sei complessivamente. Tre saranno assegnati a candidati che hanno base in Friuli Venezia Giulia, mentre gli altri tre andranno ad artisti provenienti da altre regioni italiane.

La formula scelta da Cinemazero tiene quindi insieme due piani: da una parte il radicamento locale, dall’altra l’apertura nazionale. Per Pordenone significa portare dentro il progetto energie del territorio e, allo stesso tempo, attrarre sguardi esterni su un patrimonio che appartiene alla storia culturale cittadina.

Che cosa mette a disposizione Cinemazero

Chi verrà selezionato potrà lavorare direttamente sui materiali d’archivio, con la possibilità di utilizzare quelli individuati per il proprio progetto. Sono previsti inoltre affiancamento curatoriale e supporto tecnico, spazi di lavoro in città e un contributo destinato alla produzione.

Il sostegno economico cambia in base alla provenienza: 3.000 euro per ciascuno dei tre artisti con base in Friuli Venezia Giulia, 5.000 euro per ognuno dei tre selezionati dal resto d’Italia. Per questi ultimi è prevista anche l’ospitalità durante alcuni periodi di permanenza a Pordenone.

Cinemazero cerca 6 artisti per gli archivi di Pordenone: domande entro il 6 settembre

Un archivio che attraversa il Novecento

Il valore della call sta anche nella materia su cui si innesta. Gli Archivi Cinemazero custodiscono fondi collegati a protagonisti centrali della cultura del secolo scorso, tra cui Orson Welles, Andrej Tarkovskij, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Tina Modotti, Bernardo Bertolucci e Liliana Cavani.

Accanto ai nomi più noti, il patrimonio comprende migliaia di immagini, registrazioni audio, pellicole, carte, testimonianze e filmati di famiglia. C’è quindi anche una dimensione fortemente legata al territorio, fatta di memorie locali che possono diventare base per nuove narrazioni artistiche.

Scadenza a settembre e selezione entro fine mese

Le domande dovranno essere inviate entro il 6 settembre 2026 utilizzando il formulario predisposto da Cinemazero. Tra i materiali richiesti figurano l’abstract dell’idea progettuale, una biografia e il piano di realizzazione o di produzione, secondo le indicazioni del bando.

L’annuncio dei sei selezionati è previsto entro la fine di settembre. Al termine della residenza, ciascun partecipante sarà chiamato a realizzare un’opera originale: un esito che, per Pordenone, rappresenta anche un investimento concreto sulla capacità degli archivi di generare futuro oltre la conservazione del passato.

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