Portatrici Carniche chiamate “del Carso” al TG5, dal Friuli parte la protesta per l’errore storico

Durante il servizio sull’Adunata degli Alpini di Genova una definizione contestata accende le reazioni anche in Friuli: “Non è un dettaglio, è memoria precisa”.

11 maggio 2026 00:18
Portatrici Carniche chiamate “del Carso” al TG5, dal Friuli parte la protesta per l’errore storico -
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Non è passata inosservata in Friuli Venezia Giulia, e anche nel Pordenonese, la definizione usata dal TG5 per raccontare la sfilata conclusiva dell’Adunata nazionale degli Alpini di Genova. In un passaggio del servizio andato in onda domenica 10 maggio 2026, in serata, le Portatrici Carniche sarebbero state indicate come “portatrici del Carso”, formula che ha subito provocato molte contestazioni online.

La reazione nasce da un punto preciso: non si tratta di un semplice scambio geografico, ma di un riferimento che tocca una memoria storica ben riconoscibile in tutto il Friuli. Il nome corretto è infatti Portatrici Carniche, legato alla Carnia e al fronte montano della Prima guerra mondiale.

Un nome che in Friuli ha un peso preciso

Per chi conosce la storia regionale, quella parola cambiata altera il significato stesso del racconto. Carnia e Carso richiamano contesti diversi, entrambi centrali nella memoria del conflitto, ma non sovrapponibili. Le donne ricordate nella tradizione alpina friulana appartengono alla vicenda del fronte carnico, non a quello carsico.

Il tema, dunque, va oltre la sensibilità localistica. Le Portatrici Carniche rappresentano una delle pagine più note del contributo civile femminile durante la guerra: donne delle vallate della Carnia che trasportavano materiali indispensabili ai soldati impegnati in quota, affrontando percorsi durissimi e condizioni estreme.

Nelle segnalazioni circolate in serata, molti utenti hanno sottolineato proprio questo aspetto: togliere l’aggettivo “Carniche” significa spostare altrove una storia che ha luoghi, comunità e volti ben definiti. Un errore che, in una regione come il Friuli Venezia Giulia, viene percepito come una ferita alla correttezza del racconto pubblico.

La sfilata di Genova e la frase finita sotto osservazione

La contestazione riguarda un servizio dedicato alla giornata finale della 97esima Adunata nazionale degli Alpini, conclusa a Genova con il corteo finale nonostante il maltempo. Proprio nel racconto televisivo della manifestazione sarebbe stata pronunciata l’espressione finita al centro delle proteste.

Una clip del passaggio risulta già consultabile online e ha contribuito a rilanciare le osservazioni arrivate dal Friuli. A rafforzare la contestazione c’è anche un elemento documentale: nel programma ufficiale dell’Adunata, la denominazione riportata per il gruppo in sfilata è quella corretta, cioè Portatrici Carniche.

È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché nell’universo alpino nomi, reparti, sezioni e tradizioni hanno un valore identitario forte. Proprio per questo la svista televisiva è stata letta da molti come una semplificazione impropria di una vicenda storica ben codificata.

Chi erano le donne ricordate nella tradizione alpina

Le Portatrici Carniche operarono nelle zone montane del Friuli durante la Grande Guerra, trasportando viveri, munizioni, medicinali e altri materiali verso le linee italiane. Lo facevano con gerle pesanti sulle spalle, lungo sentieri ripidi e spesso esposti al fuoco nemico. Erano donne comuni, provenienti da paesi e famiglie della Carnia, chiamate a un compito decisivo per la tenuta del fronte.

Tra i nomi più noti c’è quello di Maria Plozner Mentil, originaria di Timau, divenuta simbolo di quella esperienza. Colpita nel 1916 mentre svolgeva il suo incarico, è oggi una figura centrale della memoria civile e militare italiana. Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare.

La storia delle Portatrici Carniche è stata nel tempo ricostruita da enti, istituzioni e dalla stessa Associazione Nazionale Alpini, che ne hanno valorizzato il ruolo nel quadro più ampio della partecipazione femminile alla guerra. Per questo, anche fuori dalla Carnia, il loro nome è riconosciuto come parte del patrimonio storico friulano.

Dal territorio la richiesta di maggiore precisione

Le reazioni raccolte nelle ore successive non mettono in discussione l’importanza dell’Adunata di Genova né il significato della sfilata. Il nodo è tutto nella precisione con cui vengono raccontate vicende che, per il Nordest e per il Friuli, hanno ancora un forte radicamento nella memoria delle comunità.

Nel Pordenonese come nel resto della regione, la vicenda è stata commentata come un caso emblematico: quando si parla di storia alpina e di Prima guerra mondiale, i nomi non sono decorativi. Indicano territori, sacrifici e identità. Per questo la richiesta che emerge dai social è semplice: riconoscere l’errore e restituire alle Portatrici Carniche la loro esatta collocazione nella storia.

È proprio questa la ragione della protesta: non una polemica di campanile, ma la difesa di una memoria friulana che continua a essere sentita come parte viva della storia nazionale.

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