Telefonate a raffica contro gli anziani, ma nel Pordenonese il raggiro non passa
In una sola mattinata 13 casi segnalati tra città e comuni vicini. Nessuna consegna di soldi o preziosi, decisiva la prontezza delle persone contattate.
Nel Pordenonese, questa volta, la catena delle telefonate truffaldine si è fermata prima di trasformarsi in danno concreto. Nella giornata di martedì 5 maggio 2026 sono stati segnalati tredici episodi rivolti soprattutto a persone anziane, ma nessuno si è concluso con la consegna di denaro o oggetti di valore.
Il dato più rilevante, per il territorio, è proprio questo: chi ha risposto al telefono ha saputo riconoscere il meccanismo, ha interrotto la conversazione e si è rivolto ai veri Carabinieri. Un passaggio tutt’altro che scontato, visto che i racconti usati dai truffatori erano costruiti per mettere fretta e seminare paura.
Dove si sono concentrati i tentativi
Il numero maggiore di chiamate è stato registrato a Pordenone, con quattro casi. Due episodi sono emersi a Sacile. Segnalazioni sono arrivate anche da Aviano, Azzano Decimo, Caneva, Fiume Veneto, Maron di Brugnera, San Foca e Tamai.
Le telefonate hanno iniziato a susseguirsi attorno alle 11 del mattino, in un arco di tempo ristretto. Una concentrazione che suggerisce un’azione organizzata, con più contatti avviati quasi in parallelo in diversi punti della provincia.
Il copione: il falso Carabiniere e il familiare nei guai
Lo schema tornato con maggiore frequenza è quello del finto appartenente all’Arma che riferisce di un incidente grave provocato da un parente stretto, spesso un figlio, una figlia o un nipote. A quel punto viene prospettata una situazione giudiziaria pesante, da risolvere subito con soldi o gioielli.
In alcune telefonate il racconto diventava ancora più drammatico: veniva detto che nell’incidente era stata coinvolta una ragazza, in altri casi addirittura una bambina. L’obiettivo era chiaro: colpire sul piano emotivo e impedire una verifica lucida della notizia.
La richiesta finale restava sempre la stessa: procurare in tempi rapidissimi contanti, oro o preziosi per presunte spese legali, risarcimenti o altre urgenze inventate. Un meccanismo ormai noto, ma ancora molto insidioso quando raggiunge persone sole o particolarmente fragili.
Il tentativo di isolare chi era in casa
In più di un caso, secondo quanto ricostruito, chi chiamava ha provato anche a spingere uno dei due anziani a uscire dall’abitazione con una scusa, per esempio invitandolo a raggiungere una caserma o un ufficio pubblico. Un passaggio che avrebbe lasciato l’altro coniuge solo e quindi più esposto a ulteriori pressioni.
Anche questo secondo livello del raggiro non ha funzionato. Le persone contattate non hanno seguito quelle indicazioni e hanno preferito verificare la situazione attraverso i canali corretti.
Il caso segnalato a Fiume Veneto
Tra i tredici episodi, quello emerso a Fiume Veneto presenta un racconto differente. In questo caso a un’anziana è stato detto che il figlio aveva subito un serio incidente sul lavoro e che serviva subito una somma elevata per anticipare cure mediche molto costose.
Pure qui il tentativo è fallito. La donna ha colto gli elementi tipici della truffa: tono allarmistico, pressione immediata, richiesta di soldi e impossibilità di controllare nell’immediato quanto veniva raccontato. Non ha consegnato nulla e ha contattato i Carabinieri.
Perché nessuno è caduto nella trappola
Il fatto che tutti e tredici i tentativi siano andati a vuoto conferma l’efficacia del lavoro di prevenzione svolto dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Pordenone. Negli ultimi mesi gli incontri informativi in parrocchie, centri anziani e sale comunali hanno contribuito a rendere più riconoscibili questi schemi.
Quando una voce al telefono chiede denaro per sistemare un problema improvviso, accelera i tempi e impedisce di parlare con un familiare, il campanello d’allarme deve scattare subito. L’indicazione resta netta: chiudere la chiamata, non aprire a sconosciuti, non consegnare beni di alcun tipo e contattare immediatamente il NUE 112.
I Carabinieri ricordano inoltre un punto essenziale: l’Arma non domanda mai soldi, oro, gioielli o altri valori per affrontare incidenti, questioni giudiziarie, cure mediche o presunte emergenze familiari. È da questa consapevolezza, oggi più diffusa anche nel Pordenonese, che passa la difesa più efficace contro truffe di questo tipo.